Cosa succede in Russia dopo ritiro da Kherson

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L’analista Tatyana Stanovaya, alla guida di R-Politik, non ha mai creduto fino a ora a divisioni fra le diverse componenti delle elite della Russia o comunque a divisioni tali da minacciare il regime. Ma dopo la caduta di Kherson – ha scritto in un post sul suo canale Telegram- in una fase cruciale della guerra in Ucraina “la situazione sta cambiando. Semplificando notevolmente, ora possiamo dire che si sta formando molto rapidamente una scissione strategica sulla risposta alla domanda, ‘cosa viene dopo?'”.

“L’elite è divisa in due gruppi: le persone influenti, ricche, pragmatiche, interessate a mantenere comunque lo status quo e quindi a tornare alla situazione precedente alla guerra, quindi personalità con grandi patrimoni e potere decisionale, come il ceo di Rosneft Igor Sechin o Sergei Chemezov, patron di Rostec. Che tuttavia, precisa, sono ben lontani dal rappresentare un partito della pace che, per il momento, non esiste in Russia.

Nell’altro gruppo si ritrovano gli esponenti “poveri e politicamente deboli, la cui influenza sul Cremlino è solo ideologica”. Si tratta di conservatori patriottici privi di potere reale, come l’azionista di Bank Rossiya, a capo del National media group, e amico di sempre di Putin Yuri Kovalchuk e il fondatore della Wagner Evgheny Prigozhin.

Prima della caduta di Kherson tutti gli esponenti dell’elite russa erano tutti uniti intorno al Presidente che appariva invincibile. Ma ora il Paese è immerso in una discussione su larga scala. O mobilitare tutto il possibile per l’Ucraina, armi nucleari incluse, e andare fino alla fine oppure riconoscere l’errore della guerra e pensare a come uscirne, conclude Stanovaya. (Adnkronos)

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