Festa del Teatro a San Miniato

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In scena storia e vita, conflitti e resilienza

E’ in corso da fine giugno e andrà avanti per tutto luglio il Festival che annualmente si tiene nella località toscana con spettacoli in diverse location e all’aperto in piazza del Duomo. Al centro dell’evento di quest’anno “Irna Kohn è stata qui” di Matteo Corradini, scrittore ed ebraista. Filo conduttore la fede, il coraggio e la necessità di compiere scelte etiche di fronte ai drammi personali e collettivi. Nostra intervista a Marzio Gabbanini, presidente della Fondazione che lo promuove.

“È una storia sul confine, ma senza confini – dice l’autore, Matteo Corradini – . Tra guerra e pace. Tra bene e male. Tra giudizio e verità. Tra sedici anni e diciassette anni. Perché Irma Kohn ha quell’età. E non c’è confine più difficile da superare. È ebrea, alla fine della guerra”. ‘Irma Kohn è stata qui’, che vede la regia di Pablo Solari, è l’intreccio di più linee narrative, ispirate a storie vere, drammatiche, di vita e di morte, di speranza e abbandoni. La Fondazione Istituto del Dramma Popolare di San Miniato, guidata da Marzio Gabbanini, ha deciso di portare questa storia sulla scena di piazza Duomo a San Miniato, dal 23 al 27 luglio, nell’annuale Festival del Teatro. Un Festival sotto le stelle che dal 1947 invita il suo pubblico, sempre numeroso, a riflettere sui tanti interrogativi che da sempre ci inquietano. 

Gli altri eventi in cartellone

Gli spettacoli del Festival quest’anno sono cominciati il 27 giugno con ‘Quell’abbagliante assenza di luce’ per raccontare il buio penetrante della vita in una prigione e di come fede, sogni ed emozioni siano un’àncora di salvezza, per poi proseguire con altri 6 appuntamenti in cui si sono affrontati temi come credere, disobbedire, resistere. Con uno sguardo all’oggi ma anche alla storia passata come ha invitato a fare lo spettacolo ‘Gernika’ sui momenti più drammatici della guerra civile spagnola o con ‘Giacomo’ andato in scena ieri sera, incentrato sulle sedute dell’Assemblea parlamentare che definiscono il rapporto di Giacomo Matteotti con il fascismo, mentre il 18 luglio sarà la volta di ‘Eva’ (1912-1945)” che indaga la vicenda del suo amore per Hitler fino alla fine.

Gabbanini: teniamo ferma la barra puntando ai valori spirituali

Nel contesto attuale di ritorno della guerra in Europa e con la pandemia ancora in corso, filo conduttore di quest’anno è dunque l’ansia di un mondo migliore anche a prezzo di rinunce, la volontà di non tornare al mondo di “prima” del Covid, la necessità di compiere scelte etiche. Fino ad arrivare al momento clou con lo spettacolo di Matteo Corradini. Ai nostri microfoni Marzio Gabbanini, presidente della Fondazione che promuove il Festival, spiega il significato di questa iniziativa.

Presidente Gabbanini, il Festival di San Miniato, come tutto il mondo dello spettacolo, ha vissuto di recente momenti anche un po’ difficili a causa della pandemia…

E’ vero, purtroppo la pandemia con le restrizioni per la tutela della salute e della vita di tutti, ha imposto di sottostare a delle regole cha hanno toccato tutti gli ambiti e soprattutto il mondo teatrale. Però il Dramma Popolare ha fatto una scelta importante: ha deciso di andare avanti a denti stretti con progetti che fossero compatibili con le restrizioni, per cui noi non ci siamo praticamente mai fermati. Già l’anno scorso abbiamo proposto il Festival completo con gli spettacoli che io chiamo collaterali – ma che collaterali non sono – per distinguerli dallo spettacolo centrale che è sempre una prima assoluta. Soltando nel 2020 erano stati rappresentati invece soltanto gli spettacoli che io definisco collaterali che sono stati molto apprezzati tanto da registrare il sold out, il tutto esauritoe, in quell’occasione, proprio per dare spazio al nostro Teatro, li abbiamo rappresentati in piazza Duomo mentre, in genere, vengono rappresentati in spazi più piccoli. E dunque quest’anno ci riproponiamo con un Festival completo. E anche durante questi anni duri e drammatici, il Dramma Popolare ha proposto i suoi ‘Venerdì del Dramma’ che sono incontri con personalità di livello nazionale del mondo dell’arte, della cultura, della storia, della filosofia, dell’economia.

Tema ricorrente degli spettacoli in cartellone in questa edizione è il concetto di resilienza: che cosa si vuol dire e perché questa scelta che era stata fatta in un primo tempo per l’edizione 2020?

Noi ogni volta, da diversi anni, troviamo una tematica, un filo conduttore che leghi tutti gli spettacoli. L’anno scorso era l’anno di Dante e tutti gli spettacoli avevano come filo conduttore Dante. Quest’anno il tema è: “Storia e vita tra conflitto e resilienza” per cui affrontiamo un tema importante e attuale, cioè la capacità individuale e collettiva di far fronte a situazioni storiche e sociali particolarmente complesse. In questo caso lo avevamo pensato in riferimento al Covid, ma noi adesso trattiamo qualcosa che ha a che fare anche con la situazione drammatica della guerra in Ucraina, dunque, il tema è proprio la resilienza che costituisce un elemento di lotta costruttiva e propositiva capace di accomunarci. Ecco, questo è  quello che abbiamo voluto fare e tutti gli spettacoli sono in linea con questa tematica.

Un’immagine del Festival di San Miniato (foto d’archivio)

E lo spettacolo centrale di questa edizione è ‘Irma Kohn è stata qui’. Ci dice qualcosa di più riguardo a questo lavoro?

Si tratta di un testo che, nel più ampio quadro della Shoah, racconta un episodio di estremo coraggio, direi di dignità umana e di solidarietà che va oltre ogni differenza di etnia e di cultura per testimoniare, appunto, che in momenti storici di estremo dolore e sacrificio, la tutela della vita umana è un valore da salvaguardare anche a costo della propria esistenza. Infatti è la storia di una ragazza ebrea che, alla fine della seconda guerra mondiale, viene salvata in un bordello polacco. Ecco, questo ci porta a riflettere su quanto sta accadendo oggi vicino a noi, questa guerra che sta mettendo in discussione addirittura tutti gli aspetti del mondo ed è proprio in questo momento che noi con il nostro programma teatrale vogliamo per lo meno tentare di sollecitare una riflessione sul valore della memoria collettiva, quando si afferma che certi drammi storici non dovrebbero più ripetersi.

Ecco, il Festival di San Miniato è un Festival di impegno che vuole testimoniare valori importanti e sollecitare anche il suo pubblico verso il bene comune…

Sì. Questo è il nostro principio fondante. Il Festival di San Miniato è nato nel 1947, ha 76 anni, è il Festival di produzione più longevo d’Europa. Si definisce ‘popolare’ perché si deve rivolgere a  tutti ma con spettacoli di alto livello che devono stimolare la riflessione, devono trattare i problemi che inquietano le coscienze dell’uomo di tutti i tempi. Noi non abbiamo la pretesa di dare risposte a queste problematiche, ma vogliamo sollecitare una riflessione e dare delle indicazioni propositive. Ci tengo a sottolineare che il nostro è un Festival d’ispirazione cristiana, è teatro dello Spirito, teatro del cielo perché viene realizzato nella splendida Piazza del Duomo di San Miniato, quindi a cielo aperto. Ecco, questa barra noi non la perdiamo, la nostra direzione è questa., quindi tutte le tematiche devono convergere in questa direzione.

Facciata del Duomo nella cui piazza si rappresenta lo spettacolo centrale del Festival

E quali sono le reazioni del pubblico alle vostre proposte, non solo questa volta ma nel corso degli anni?

Questa domanda mi permette di fare una precisazione a cui ci tengo: io devo ringraziare davvero sia il nostro vescovo Andrea Migliavacca che ci è vicino ed è prodigo di consigli e di attenzioni verso il Dramma Popolare. Ma anche il presidente della locale Fondazione Cassa di Risparmio, Antonio Salini, l’amministrazione comunale e tanti altri sponsor. Come dicevo prima, noi abbiamo ottenuto nel corso degli anni grandi successi, c’è una risposta importante alle nostre proposte che fanno riflettere su questioni forti e non solo del passato, ma anche attuali. Questa è la nostra linea e la gente apprezza questo lavoro che viene fatto anche grazie al sostegno di quelle Istituzioni che ci stanno vicino. Questo è il decimo anno che sono presidente della Fondazione e la nostra è veramente una squadra, dove il tutto il Cda lavora, dove la struttura s’impegna, ma io credo che i risultati vengono quando c’è una comunità di intenti, una condivisione, una collaborazione e questo c’è nel Dramma Popolare e sicuramente questo dipende anche dalle tematiche che trattiamo e che sono di alto valore spirituale.

Adriana Masotti – Città del Vaticano