La scoperta di un disegno attribuibile a Leonardo

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Presentato a Roma nella sede del Parlamento Europeo un disegno a sanguigna bifacciale su carta che rappresenta un cavallo ideale. L’opera, che era conservata in una collezione privata, per gli studiosi sarebbe attribuibile al grande artista rinascimentale Leonardo da Vinci e databile tra la fine del XV l’inizio del XVI secolo.

Un disegno nell’antica tecnica a sanguigna, verticale nella parte frontale, che rappresenta un “cavallo ideale”, interamente elaborato sulla base delle proporzioni della “sezione aurea” del De Architectura di Vitruvio, databile tra la fine del XV l’inizio del XVI secolo e attribuibile alla mano di Leonardo da Vinci. È la straordinaria scoperta in una collezione privata francese, analizzata dai più grandi esperti di questo genio del Rinascimento Italiano, presentata a Roma nella sede del Parlamento Europeo dalla Venus Entertainment, con la collaborazione del Centro per l’UNESCO di Firenze e dell’International Committee Leonardo da Vinci – Leonardo The Immortal Light.

Lo studio tecnico e scientifico fatto sul disegno

L’opera, nel formato 45,3×27,5 cm, si presenta come una sanguigna bifacciale su carta, con un doppio disegno dai tipici tratti rossi. Sul retro è presente uno studio orizzontale e più abbozzato di un cavallo con proporzioni reali. Oltre alla tecnica, le analisi scientifiche che hanno guidato l’attribuzione di questo disegno alla mano del maestro, si sono basate anche sulla presenza di studi sottostanti il foglio e sulle annotazioni riconducibili alla grafia unica ed atipica di Leonardo. Data la sua grande fama, numerose erano le committenze equestri che l’artista riceveva dalle varie corti europee, perciò questo disegno, così come elaborato ed impostato, potrebbe essere il bozzetto per un monumento scultoreo, mentre, dal punto di vista stilistico, la meticolosa elaborazione tecnica indica la tecnica raggiunta da Leonardo tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, quando, attraverso il gioco di luci e ombre ed il tratteggio volto nella direzione del movimento, metteva in risalto la muscolatura imponente e la forte espressività del soggetto.

Il particolare uso della matita rossa

“Questo disegno fu progettato da Leonardo probabilmente agli inizi del XVI secolo – spiega Annalisa Di Maria esperta d’arte, membro del Centro per l’UNESCO di Firenze e specializzata nello studio di Leonardo Da Vinci – e vuole rappresentare tutti gli studi che lui ha fatto nel corso degli anni proprio sulla proporzione divina. Infatti, insieme al professor Jean-Charles Pomerol, dell’Università Sorbonne di Parigi, abbiamo ritrovato all’interno dell’opera la presenza del numero d’oro, prova che Leonardo ha usato questo elemento di studio basato sui rapporti matematici del numero aureo del De Architectura di Vitruvio”. E anche l’uso della matita rossa, meglio conosciuta come sanguigna, spesso è stato utilizzato dal grande artista anche per bozzetti preparatori alle sue grandi opere d’arte. “Leonardo aveva già utilizzato la matita rossa per i disegni preparatori de L’ultima cena al Refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano – sottolinea la studiosa Di Maria – probabilmente perché attraverso questo colore riusciva a dare vita a quei dettagli così particolari che lui rappresentava, per questo era così utile per lui che spesso riprendeva in mano poi i suoi fogli aggiungendo ulteriori rifiniture”.  

Un grande umanista alla ricerca di Dio

E probabilmente proprio questa ricchezza di particolari rende Leonardo un artista unico nel suo genere, che ogni volta riesce a regalare sorprese inaspettate a coloro che lo studiano con passione. “Io credo – afferma Annalisa Di Maria – che Leonardo, con la sua poliedricità, ci rappresenti un po’ tutti. Egli è stato un vero uomo del Rinascimento, grande umanista molto legato al Divino. Attraverso la sua arte esprimeva la profonda spiritualità e il legame con Dio e le sue opere sono ancora oggi il frutto di ciò che noi siamo: dall’ingegneria, alla scienza alla meccanica, molte cose che vediamo oggi, nascondono in se una parte di un’idea o di un progetto del grande Leonardo, per questo ci rappresenta un po’ tutti”.

Marina Tomarro – Città del Vaticano