Folon ai Musei Vaticani

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TRA IMPEGNO CIVILE E SPERANZA NELL’UOMO

Tra architetture incombenti dominate dall’assenza, Monsieur Quelqu’un, un cappello rotondo sopra un cappotto fatto d’aria, perde i suoi connotati rassicuranti e, con le pupille verdi e rosse come semafori, si tramuta in una sorta di automa, mentre, assorto in indecifrabili pensieri, insegue frecce prive di destinazione.
Simile a un acrobata sospeso in aria, stretto nel suo costume a colori, un po’ mago un po’ araldo capace di scuotere le menti pigre con la fanfara squillante della sua opera, Jean-Michel Folon invita a immergerci in una luce che non esiste, a incamminarci lungo una strada che non termina in nessun luogo, ammirando un tramonto che non si spegne mai e resiste al buio della notte. E come uno sciamano trasforma le realtà di ogni giorno in uno scrigno di meraviglie.
Fino al 27 agosto i Musei Vaticani ospitano la mostra Folon. L’etica della poesia. Tra impegno civile, denuncia e speranza nell’uomo, uno dei viaggi più affascinanti nell’universo dell’artista belga che ha sfiorato le corde della satira esplicita e della parodia sferzante a colpi di acquerello, senza smarrire quel senso di calma e autocontrollo che caratterizza la sua arte, un sussurro nel vento affidato a una poetica profonda e raffinata, intensa e visionaria che commuove, sferza, cattura.

Jean-Michel Folon, Toujours plus, 1983, Acquerello e matite colorate © Fondation Folon, ADAGP, Paris, 2022

Le Salette della Torre Borgia, che ospitano la mostra, inserite nel percorso della Collezione d’Arte Contemporanea dei Musei Vaticani, saranno visibili al pubblico per la prima volta assieme alla “Sala della Cicogna” situata, con le sue pregevoli decorazioni medioevali, nella Torre di Innocenzo III.
Al termine dell’esposizione, curata da Stéphanie Angelroth, direttore della Fondazione Folon, da Micol Forti, curatore della Collezione d’Arte Moderna e Contemporanea dei Musei Vaticani, e da Marilena Pasquali, storico dell’arte e membro del Comitato Scientifico della Fondazione Folon, frutto di una collaborazione avviata tra i Musei Vaticani e la Fondazione Folon, due opere dell’artista belga entreranno a far parte delle Collezioni Vaticane. Si tratta di À propos de la Création (1989-90) magnifica serie di otto grafiche dedicate al Libro della Genesi e Angelo custode (2005) scultura in bronzo tra le sue ultime creazioni.

Lo sguardo vigile e visionario di Folon fruga tra metropoli asfissianti, nelle questioni ecologiche che riguardano la natura, nella società dei consumi alla deriva, tematiche ossessive che si susseguono a ritmo serrato in un mondo alla perenne ricerca di significati. Ma se l’arte è conoscenza, o illusione di verità, è anche speranza e resistenza. Per questo il percorso ai Musei Vaticani, sviluppato in cinque stanze, ben scandite da colori diversi, sempre aperte e tra loro comunicanti, assomiglia a una sorta di viatico, a un cammino dalla terra al cielo, che dalle stanze della collera, della denuncia, dell’impegno civile e delle grandi lotte dell’artista, conduce al rassicurante universo della speranza. Qui il visitatore torna a respirare tra riconciliazione e fede nell’uomo.

Jean-Michel Folon, Articolo 1 della Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo, 1988, Acquerello © Fondation Folon, ADAGP, Paris, 2022

Il nucleo di 80 opere selezionate per la mostra, eseguite a partire dagli anni Sessanta, comprende acquerelli, collage, disegni a inchiostro colorato, a china, a penna o pennarello, opere dedicate interamente all’impegno civile e sociale che l’artista affronta nelle più diverse declinazioni, dall’ecologia ai diritti dell’uomo, ma anche due sculture. Tra queste, Le Secret, realizzata del 1999, invita a entrare con lo sguardo dentro il cappotto-involucro, dentro la testa e il cappello senza difesa di un uomo. Il vuoto apparente che il personaggio di bronzo sprigiona spalancando il suo mantello diventa metafora di un dono e della possibilità di amore. Gli occhi rivolti al cielo, verso la luce lontana delle stelle, cercano lo sguardo del demiurgo.

Perdita di senso, claustrofobia, crisi d’identità caratterizzano l’incipit del percorso, un labirinto senza uscita di non-uomini che abitano non-luoghi. Una sorta di Atlantide sommersa, abitata soltanto da feroci missili squalo, enfatizza sul distacco dell’uomo dal suo habitat naturale, mentre il discorso sulla guerra si sviluppa attraverso i suoi terribili signori, ieri come oggi, per trovare il culmine nell’acquario pieno di missili famelici come piranha nutriti dalle mani dell’uomo, o negli scheletri soldato che esibiscono con orgoglio le medaglie ottenute sul campo di morte.

Jean- Michel Folon, Angelo Custode, 2005, Bronzo © Fondation Folon, ADAGP, Paris, 2022

Il colore attraverso cui l’ironia spietata dell’artista mette a nudo il problema del male è il rosso acceso di una ferita aperta, denso come il sangue. Incaricato nel 1988 da Amnesty International di illustrare la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, Folon, che provocatoriamente aveva dichiarato “tutti ne parlano, ma nessuno l’ha letta”, risponde all’appello, e ad ogni articolo della Dichiarazione affianca non un suo parallelo visivo, mettendo a fuoco l’assenza dei diritti dell’uomo e la loro violazione. Per questo una posizione centrale è dedicata in mostra ai 19 acquerelli che illustrano la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: opere originali tra le più note di Folon, presentate nella loro totalità e accompagnate dai testi, nelle varie lingue, degli articoli della Carta. Basta salire di un piano per ritrovarsi nella “Stanza della speranza”, dove i colori pastello de L’aube, de La route, di Voyage dans la lune, o l’Etranger sono un invito a staccarci da terra, alzare lo sguardo e volare.

In questo repertorio fatto di piante e di strade, di orizzonti e cieli infuocati, paesaggi dilatati, uccelli dalle ali spiegate, ritroviamo il silenzioso Personaggio con cappello e cappotto che attende e riflette, contempla, sogna, viaggia. In questo viaggio nell’anima e nel colore di Folon è facile intravedere gli autori che il maestro illustra, Kafka e Prévert, Borges e Boris Van, ma anche i suoi complici compagni di strada, parte del suo orizzonte culturale, da Magritte a Balthus, da Klee, con il suo smarrimento di fronte all’esistenza, a James Ensor.

Nonostante la sua denuncia Folon considera la possibilità di superare l’ingiustizia e la sofferenza, credendo ostinatamente nell’Uomo. “Facendo luce – scrive Stéphanie Angelroth, direttore della Fondazione Folon – tendendo la sua mano per condurci in un paesaggio sconosciuto, onirico, Folon ci ha umilmente ma caparbiamente, offerto questa speranza”.

Jean-Michel Folon, Le secret, 1999, Bronzo © Fondation Folon, ADAGP, Paris, 2022

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