Bambini italiani più insicuri

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Dal quinto rapporto sull’indice dei maltrattamenti in Italia emerge un aumento di violenze domestiche e ricoveri per disturbi neuropsichiatrici. Campania, Sicilia e la Calabria le regioni che hanno maggiori difficoltà nel gestire il fenomeno. Al primo posto l’Emilia-Romagna, in un Paese sempre più diviso in due.

Il costo di oltre due anni di pandemia da coronavirus non si misura soltanto in vite umane, ma anche negli impatti che le necessarie misure di contenimento hanno avuto sulla popolazione. A farne le spese sono state le fasce più vulnerabili, tra cui soprattutto bambini e adolescenti. È quanto emerge dalla quinta edizione dell’indice regionale sul maltrattamento infantile in Italia del Cesvi “Crescere al sicuro”, presentato oggi.

Aumentano maltrattamenti e ricoveri

Solo nei primi mesi del 2021 il numero di ricoveri di minori per ansia, depressione e disturbi del sonno ha superato quelli del 2019. Aumentati dell’80% gli accessi al pronto soccorso neuropsichiatrico per tentativi di suicidio, depressione e disturbi del comportamento alimentare. Il confinamento a casa ha causato l’11% in più di maltrattamenti, con il 50% dei figli che ha assistito a violenze in famiglie, creando un circolo vizioso perché chi subisce abusi è più predisposto a compierne una volta raggiunta l’età adulta. Nel primo anno di lockdown, l’aumento di tempo passato online ha fatto poi crescere del 77% anche il rischio di adescamento e di pedopornografia. Sono questi alcuni dati presentati dal Cesvi, che come ogni anno ha analizzato come nelle diverse regioni italiane i rischi di maltrattamento siano adeguatamente affrontati dalle istituzioni. 64 gli indicatori presi in considerazione in sei diversi ambiti: capacità di cura di sé e degli altri, di vivere una vita sicura, di acquisire conoscenza e sapere, di lavorare, di accesso a risorse e servizi.

Zavatta: dati spaventosi

“Una situazione allarmante con dati spaventosi”, ha spiegato Gloria Zavatta, presidente del Cesvi, sottolineando come “la pandemia abbia aumentato in modo drammatico tutti i fattori di rischio che sono alla base del maltrattamento all’infanzia, agendo in molti casi da detonatore in situazioni di disagio pregresso: povertà e disoccupazione, deterioramento della salute mentale, isolamento e contrazione delle relazioni sociali”.

Un’Italia divisa in due

Dal rapporto, realizzato con la collaborazione di esponenti di sanità, scuola e giustizia emerge anche quest’anno un’Italia a due velocità, divisa da Nord a Sud. Campania, Sicilia, Calabria e Puglia sono in fondo alla classifica delle otto delle regioni a elevata criticità per mancanza di piani di intervento strutturali di medio-lungo termine che agiscano sui fattori di rischio e sul sistema dei servizi. L’Emilia Romagna torna invece dopo un anno la regione con la maggiore capacità di fronteggiare il maltrattamento ai minori, seguita da Trentino-Alto Adige, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, Toscana e Liguria. Tra le regioni stabili Lazio e Lombardia.

Bonetti: necessaria un’azione collettiva

“È necessario mettere in campo un’azione collettiva per prevenire qualsiasi forma di abuso e violenza nei confronti di bambini e bambine, ma anche proteggere le vittime di abusi e promuovere percorsi di ricostruzione e cura”, ha commentato Elena Bonetti, ministro per le Pari opportunità e la Famiglia. Illustrato anche il Piano nazionale per la tutela dei minori, che prevede per loro l’introduzione dei livelli essenziali di assistenza e di prestazione a livello sanitario e che potrebbe rientrare nel progetto finanziato dall’Europa sull’infanzia.

Michele Raviart – Città del Vaticano

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