Crisi Sri Lanka

10:47 | | No Comment

Peggiora la situazione nel Paese asiatico alle prese con una gravissima crisi economica. Nonostante il coprifuoco su tutto il territorio nazionale, alcuni manifestanti hanno attaccato case e residenze storiche di rappresentanti delle istituzioni incluso quella del presidente.

Il coprifuoco, le dimissioni del premier, l’ordine di sparare a vista. Il caos in Sri Lanka aumenta con il passare delle ore e ha visto un sensibile peggioramento questa settimana, quella in cui l’ormai ex primo ministro Mahinda Rajapaksa è stato evacuato insieme alla famiglia in una località segreta dopo che la sua residenza era stata presa d’assalto dai manifestanti. Quindi l’escalation: la dimora dei Rajapaksa e numerose altre case di parlamentari e ministri sono state date alle fiamme dalle persone scese in piazza ieri. 

Un soldato di guardia a un check point a Colombo (Reuters / Dinuka Liyanawatte)

Un soldato di guardia a un check point a Colombo (Reuters / Dinuka Liyanawatte)

Questa mattina la polizia dello Sri Lanka ha arrestato almeno 12 persone, a seguito di nuove proteste di fronte alla sede del parlamento nazionale. Lo riferisce la stampa locale, secondo cui i manifestanti si erano riuniti lungo la Jayanthipura Road, nei pressi della sede del parlamento, esibendo cartelli e striscioni a sostegno di un voto di fiducia contro il governo. 

Morti e feriti

Il bilancio, del tutto provvisorio, è di 7 morti e centinaia di feriti. Lo stesso Rajapaksa, che lunedì aveva dato le dimissioni proprio a causa delle ampie proteste, è stato soccorso durante un’operazione militare: centinaia di manifestanti avevano assaltato la sua residenza ufficiale a Colombo, tentando di dare fuoco all’edificio principale, dove l’ex primo ministro si trovava con la propria famiglia e alcuni consiglieri politici. La giornata di ieri, quella probabilmente di maggiore tensione, è terminata con una licenza “a sparare a vista”. Verso sera, il ministro della Difesa ha infatti emanato un’ordinanza che autorizza gli agenti ad aprire il fuoco “contro chiunque danneggi proprietà pubbliche o causi danni”.

Gli appelli al dialogo 

Il Papa al termine dell’Udienza Generale del mercoledì ha lanciato un forte appello al dialogo, rivolgendo “un pensiero speciale” al popolo dello Sri Lanka, “in particolare ai giovani che negli ultimi tempi hanno fatto sentire il loro grido di fronte alle sfide e ai problemi sociali ed economici del Paese”. Francesco si unisce alle “autorità religiose” del Paese asiatico “nell’esortare tutte le parti in causa a mantenere un atteggiamento pacifico, senza cedere alla violenza”. Quindi l’appello “a tutti coloro che hanno responsabilità, perché ascoltino le aspirazioni della gente garantendo il pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà civili”. In queste ore sono numerosi gli appelli giunti dalle più alte autorità religiose del Paese, dall’Onu e dall’Unione Europea, che hanno criticato la violenza. Dall’arcivescovo di Colombo Malcolm Ranjith al leader buddista Omalbe Thera, da Michelle Bachelet, Alto Commissario Onu per i diritti dell’uomo, a Joseph Borrell, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, la raccomandazione è stata alla moderazione, favorendo il dialogo tra le parti e rispettando i diritti umani. 

La crisi economica 

Al confine meridionale dell’India, con 22 milioni di abitanti, lo Sri Lanka sta vivendo una delle peggiori crisi economiche della sua storia. La disperazione della popolazione è legata alle sempre maggiori carenze di cibo, carburante e medicine, con una situazione che negli ultimi mesi è stata aggravata anche dalla pandemia e, ancor più di recente, dall’aumento dei prezzi di materie prime ed energia. I manifestanti continuano a chiedere da settimane anche le dimissioni del presidente, Gotabaya Rajapaksa, fratello minore dell’ex premier. 

Andrea De Angelis – Città del Vaticano 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.