Con cuore di donna

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Il contributo delle donne al centro della Giornata per l’Università Cattolica

“Con cuore di donna. Al servizio della cultura e della società”: è il tema della 98.ma Giornata universitaria del Sacro Cuore che quest’anno rievoca la figura di Armida Barelli, cofondatrice dell’Ateneo, beatificata il 30 aprile a Milano. L’assistente ecclesiastico: la sua impronta femminile e la sua eredità culturale e spirituale sono ancora vivi.

Si celebra oggi la 98.ma giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore che, fondata da padre Agostino Gemelli, Ludovico Necchi, Francesco Olgiati, Armida Barelli ed Ernesto Lombardo, ha come obiettivo quello di “assicurare una presenza nel mondo universitario e culturale di persone impegnate ad affrontare e a risolvere, alla luce del messaggio cristiano e dei principi morali, i problemi della società e della cultura”. L’Ateneo, nato a Milano, ha compiuto l’anno scorso 100 anni. Oggicomprende 5 campus – nel capoluogo lombardo, a Piacenza, Cremona, Brescia e Roma, dove è presente anche il Policlinico Universitario Agostino Gemelli – e 12 facoltà, che offrono 105 corsi di laurea, più di 100 master, 52 scuole di specializzazione e 22 programmi di dottorato. Gli studenti iscritti sono circa 45mila, i docenti in organico oltre 1.300.

Lo spirito di servizio nel progetto educativo della Cattolica

Monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università, ripercorrendone la storia, ricorda che Pio XI la definì un miracolo in quel momento particolarmente difficile che seguì la prima guerra mondiale, e riconosce nell’iniziativa di padre Gemelli, Armida Barelli e degli altri fondatori – animati da una profonda fede – uno straordinario impegno culturale che ha dato vita ad un’educazione integrale e ad alte competenze scientifiche che possono contribuire al bene sociale. A caratterizzare il progetto educativo è lo spirito di servizio, nei confronti della società e anche verso i più bisognosi. “Tutti elementi che sono il frutto di una semina abbondante, molto sapiente, fatta fin dall’inizio dai fondatori” spiega monsignor Giuliodori.

La giornata per l’Università, Cattolica del Sacro Cuore di quest’anno celebra anche la beatificazione di Armida Barelli, protagonista straordinaria della nascita dell’università stessa. Quale è l’eredità che ha lasciato Armida Barelli e qual è oggi il contributo delle donne nell’ateneo?

Il tema scelto per questa 98.ma giornata è appunto “Con cuore di donna. Al servizio della cultura e della società”. E il cuore di Armida Barelli è stato davvero fondamentale per la nascita dell’Ateneo. Come sappiamo, Armida Barelli ha fondato l’Università Cattolica con Gemelli, ma anche la gioventù femminile di Azione Cattolica, l’Istituto Secolare delle Missionarie della Regalità. Padre Gemelli dice che tutte queste opere sono merito della fede, della tenacia, del coraggio, della creatività di Armida Barelli. A fondamento di tutto, c’è la sua fede incrollabile nel Sacro Cuore. Ogni volta che paventavano difficoltà, problemi, cose impossibili, la sua risposta era sempre: “È impossibile? Allora si farà. Il Sacro Cuore ci aiuterà, ci indicherà la strada”. E concludeva sempre dicendo: “Sacro Cuore, mi fido di te”. Ma non era un fideismo cieco, era la consapevolezza che, con l’impegno, e l’impegno di tutti, si potevano davvero realizzare grandi cose. E oggi l’Università Cattolica ancora vibra di questa intensità, sia spirituale sia culturale, perché c’è una grande ricchezza di contenuti anche teologici, pure di carattere religioso; ci sono percorsi educativi, nei collegi, dove si cura la formazione di coloro che vogliono integrare il sapere con una crescita sapienziale, con una maturazione di carattere globale. Il numero delle donne, poi, è prevalente e sono moltissime le donne nel corpo docente. Credo, quindi, che questa anima femminile, che la Barelli ha saputo coltivare fin dall’inizio all’interno dell’università Cattolica, continua ad esprimersi nel migliore dei modi. Basta dire che le tre Facoltà di Economia, che sono un po’ la punta di diamante oggi, anche della ricerca, hanno come preside donne, la prorettrice è una donna, e danno un contributo davvero straordinario.

Guardando al futuro quali sono gli obiettivi dell’Università, tenendo conto anche degli insegnamenti dei papi per l’Università stessa?

Certamente un secolo di vita è un traguardo importante. Si arriva a questo appuntamento con grande entusiasmo e anche con grandi progetti per il futuro. Abbiamo anche di recente pubblicato un volume con la prefazione del Santo Padre, in cui sono raccolti tutti gli interventi dei pontefici sull’Università Cattolica. Sono più di mille pagine. I Pontefici hanno accompagnato costantemente, fin dall’inizio l’Università Cattolica – Benedetto XV, Pio XI, Pio XII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Papa Francesco – e hanno tutti dato un contributo originale; hanno tracciato orizzonti interessanti. Basta dire che Papa Francesco, nella Christus vivit – il documento conclusivo del Sinodo dedicato ai giovani – indica le università cattoliche come la frontiera avanzata della missione della Chiesa nei confronti dei giovani. E noi, come Università Cattolica del Sacro Cuore, oggi abbiamo davanti, soprattutto, la sfida dell’internazionalizzazione. Se un secolo fa la sfida era quella di entrare nel tessuto del cattolicesimo italiano e della società italiana con una forte e impegnativa proposta culturale, oggi questo impegno si allarga a livello europeo, a livello internazionale. Sempre più corsi sono erogati in lingua inglese, sempre più studenti stranieri – oggi sono più di 2mila – frequentano il nostro Ateneo e quindi c’è un fermento che ci spinge a portare il nostro stile, i nostri insegnamenti, le nostre proposte culturali e didattiche, anche in uno scenario più grande. Poi, la sfida più importante è quella di servire anche la missione della Chiesa su quei temi che sono fondamentali. Temi che Papa Francesco ci ha indicato: la sfida della sostenibilità ambientale, economica, la nuova economia da pensare per il futuro, la pace e la fratellanza, la capacità di accoglienza dei popoli. Sono tutte sfide che entrano, a pieno titolo, all’interno delle proposte formative dei corsi di laurea e quindi di quelle professioni, di quegli uomini, che avranno il compito di guidare e accompagnare il cammino dell’umanità nel prossimo secolo.

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

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