Moldavia e il rischio della guerra

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Il ministro degli Esteri, Popescu, ha parlato di un “pericoloso deterioramento della situazione” nel Paese. Secondo i dati di Unhcr, sono 435mila i profughi ucraini che ora si trovano in Moldavia. Nei padiglioni del polo fieristico MoldExpo sono sistemate oltre 300 persone. Padre Chobanu: la gente ha paura, noi preghiamo sempre perché si torni a una normalità.

Mentre l’Ucraina chiede all’amministrazione Usa di Biden di fornire almeno 2 miliardi di dollari al mese in aiuti economici, sostenendo che la mancata consegna di tale somma potrebbe esacerbare la crisi umanitaria causata dall’invasione della Russia, il presidente americano ha chiesto al Congresso fondi per l’Ucraina per una durata di 5 mesi. Ma a destare preoccupazione è anche lo scenario in Moldavia, dove il territorio separatista filorusso della Transnistria è stato teatro di alcune esplosioni dall’attribuzione incerta.

Situazione deteriorata

Il ministro degli Esteri tedesco, Annalena Baerbock, durante un’audizione al Bundestag, l’ha definito “estremamente critico”. Da parte sua, l’omologo moldavo Nicu Popescu ha parlato di un “pericoloso deterioramento della situazione”. “Il nostro Paese è piccolo e abbastanza debole e ci siamo divisi. Per questo non ho paura oggi di una guerra o dei combattimenti che possono venire da fuori. Ho paura che questa crisi possa generare qui situazioni di confronto tra pro russi e pro ucraini”. Lo dice al Sir il vescovo di Chisinau, monsignor Anton Cosa, nel giorno in cui “colpi di lanciagranate portatili anticarro” sono stati sparati in Transnistria contro l’edificio che ospita il ministero per la Sicurezza statale nell’autoproclamata capitale Tiraspol. 

In Moldavia 435mila profughi ucraini

Il flusso di arrivi non si ferma. Al MoldExpo, il grande polo fieristico di Chisinau, in Moldavia, adesso riconvertito in un centro di prima accoglienza per ospitare i profughi fuggiti dall’Ucraina, ci sono donne e bambini per lo più, ma anche anziani e persone con disabilità. “La Moldavia – racconta all’Agi il rappresentante dell’Unhcr, Gebreegziabher – in base agli ultimi dati, ha accolto oltre 435 mila profughi ucraini, molti si fermano poco e ripartono verso altre nazioni, ma ci sono anche tanti che si restano qui, circa 100 mila: sono pieni di speranza che il conflitto finisca presto. E sognano solo di tornare alle loro case”. Ma con l’intensificazione del conflitto degli ultimi giorni soprattutto nella regione del Donbass questi piani sono assolutamente sconsigliati.

Unhcr: a ogni rifugiato una carta prepagata

L’attesa in Moldavia, soprattutto al MoldExpo, dove si trovano oltre 300 profughi (la sua “massima capienza è di 500 persone”), si tenta di renderla il meno pesante possibile. A ogni rifugiato, registrato in un data system, viene data una carta prepagata con 2.500 Leu al mese, l’equivalente di circa 130 euro al mese. C’è anche un’altra agenzia delle Nazioni Unite che aiuta chi ospita i rifugiati nelle proprie abitazioni per più di una settimana: a loro viene data una somma di 3.500 Leu moldavi una tantum. Nel resto del Paese ci sono numerosi altri centri per l’accoglienza, quelli riconosciuti dal governo sono 99.

Su alcuni aspetti umanitari, ai nostri microfoni risponde padre Petru Ciobanu, direttore della Caritas di Chisinau.

“Abbiamo paura, siamo umani”

“C’è paura e insicurezza tra la gente del nostro Paese”, denuncia padre Ciobanu, dalla Moldavia, dove si teme per un allargamento del conflitto in corso sul terreno ucraino. Un sentimento – spiega – che non è nato ora ma si era già diffuso alle prime notizie circa l’intenzione della Russia di invadere l’Ucraina. “Non è sparito – precisa il religioso – nonostante i successi dei militari ucraini nel fronteggiare le avanzate dei russi. Alla luce di ciò che è successo a Odessa con il bombardamento dei civili e Tiraspol, la tensione è cresciuta anche da noi”. E poi commenta l’invito da parte delle del Paese a non farsi prendere dal panico: “E’ chiaro che sono reazioni umane”, comprensibili, ammette. 

La Chiesa in campo per fornire assistenza

Fin dai primi giorni della guerra, quando i rifugiati ucraini hanno cominciato a muoversi verso la Moldavia, la Chiesa qui si è messa a loro disposizione per venire in soccorso delle loro necessità. “Tutte le nostre organizzazioni caritative – prosegue Chobanu – tuttora offrono alloggi, cibo caldo, assistenza psicologica e spirituale. Li abbiamo anche aiutato a trovare trasporti sicuri”. Intanto, “gli eventi mutano da un giorno all’altro ma noi speriamo che le cose procedano bene. Alcuni dicono che la Russia non interverrà in Moldavia. Non penso che lui [Putin, ndr] metterà a rischio la popolazione russa della Transnistria”, aggiunge. “Come prete – conclude – posso dire che stiamo pregando perché la vita torni presto alla normalità”.

Olivier Bonnel e Antonella Palermo – Città del Vaticano

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